Cosa fare se l’uscita dal bunker è una “bestia nera”?

Uscire dal bunkerMolti dilettanti considerano i bunker come una bestia nera e se vi finiscono fanno assai fatica a venirne fuori. Cosa fare?

L’uscita dal bunker spesso è una problematica, sia dal punto di vista tecnico, sia psicologico, assai sfidante.

Il tiro di uscita è di solito complesso per i dilettanti dato che richiede un modo innaturale di utilizzo del sand: infatti l’angolazione della lama del bastone e la forza di tiro devono essere diversi rispetto a quelli dei tiri che si fanno con gli altri ferri.

E chi non ha sufficiente esperienza facilmente cade vittima di abitudini e paure, “tendendo a fare quello che abitualmente fa con gli altri tiri”, con il risultato di rimanere letteralmente impantanato nella sabbia, o di tirare troppo corto rimanendo lontano dalla bandiera, (è infrequente che il dilettante tiri troppo lungo), con l’amaro risultato di fare, se va bene, 3 putt per chiudere la buca.

Quindi, per uscire dal bunker bisogna;

  1. attuare strategie e modalità diverse da quelle abituali (le abitudini qui tradiscono!);
  2. tirare con molta più forza rispetto a un colpo “normale” per sopperire all’azione frenante, o attrito, che la sabbia esercita sul movimento del bastone;
  3. prendere prima la sabbia della pallina con un angolo della lama molto più angolato rispetto ai tiri si fanno con gli altri ferri;
  4. “spingere molto più del solito” senza rallentare la forza del bastone.

La caratterista principale del colpo di uscita dal bunker è il “non contatto diretto con la pallina” dovendo colpire sempre prima la sabbia per poter arrivare poi a colpire la pallina, o per dirla con più esattezza, bisogna colpire la sabbia che sta fra l’angolatura della faccia del ferro e la pallina, facendo così volare la pallina stessa oltre il dislivello, o affossamento, in cui ci si trova.

Perciò per uscire dal bunker bisogna adottare questi accorgimenti:

  1. tirare con parecchia e inabituale forza: non è un colpo normale, è un colpo fatto nella sabbia e che serve per uscire dalla sabbia;
  2. tirare con un’angolatura innaturale (molto più angolata);
  3. imparare a dosare realmente la propria forza – senza paura – per tirare “la lunghezza che si desidera coprire” sapendo già in partenza che bisognerà tirare più forte di ciò che prescriverebbero le abitudini che sono state acquisite facendo pratica con gli altri colpi.

Quindi le “difficoltà psicologiche da bunker” vengono dal fatto che tutto è “inabituale e innaturale” e se inesperti non bisogna fidarsi del cosiddetto istinto. Del resto, è forse naturale:

  • affondare con i piedi nella sabbia?
  • E tirare con una faccia così storta?
  • E con così tanta forza?
  • E appoggiarsi non sui due piedi ma più sul sinistro se si è destri?

Proprio per queste “innaturalezze” l’uscire dal bunker viene in genere considerata dai meno esperti come un evento difficile e spesso doloroso. Se poi subentra la paura, “la frittata è fatta”: o si tira cercando di prendere la pallina (invece della sabbia sotto la pallina), o si tira piano e in modo contratto rallentando movimento, spinta e forza.

Per i professionisti è di solito facile uscire dal bunker approcciando spesso bene il green, (cosa che è spesso ben difficile per i principianti), proprio per questi aspetti:

  1. Consapevolezza e chiarezza su dove si vuole far arrivare la pallina;
  2. Abitudine acquisita;
  3. Conoscenza degli errori più comuni e delle possibili insidie presenti;
  4. Tranquillità e decisione invece di paura su come tirare.

Non a caso l’errore più comune dei dilettanti è “sintetizzato” in questo paradosso: “tirare corto a causa della paura di andare lungo”; rallentare il movimento che porta all’impatto o colpire direttamente la pallina invece di tirare forte sapendo che la sabbia frenerà la testa del sand”.

Dopodichè se il dilettante sbaglia … è fatta! La paura di ripetere le brutte esperienze pregresse prende il sopravvento …. e quando la pallina va nella sabbia la paura dell’insuccesso fa il resto.

Quindi vuole lasciarsi alle spalle la paura del bunker?

Allora giochi nella sabbia come fanno i campioni e tiri con forza e decisione come se fosse uno di loro. La cosa peggiore che le potrà capitare, finché non avrà imparato a dosare bene la sua forza, sarà quella di andare lungo …… lungo ma comunque fuori dal bunker.

Oppure

  • prenda delle lezioni con un valido maestro, o
  • frequenti una clinic o un corso di psicologia del golf come quelli che tengo io, su come uscire bene dal bunker e su come recuperare dopo aver fatto un colpo sbagliato.

E chissà che magari, mentre impara l’arte di uscire bene dal bunker, non le capiti piuttosto in fretta di cominciare a tirare oltre la sabbia arrivando con la sua pallina in posizioni più propizie rispetto alla bandiera ……. magari iniziando a fare 2 putt invece di 3.

Armando Pintus – Coaching Psicologico Personale e Sportivo  Psicologo Energetico – Psicoterapeuta – Milano – www.PsicologoMilano.Tv    –    www.CoachingMilano.com   –     www.csrformazione.it      –    www.milanogolf.it

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Armando Pintus — Psicologo Energetico — Psicoterapeuta — Coaching Psicologico Personale e Sportivo — Milano — Esperto in Psicologia Energetica e del Benessere, Psicosomatica, Sviluppo di Capacità e Risultati Personali, Emozionali, Sportivi e di Relazione http://www.psicologomilano.tv/ — http://www.CoachingMilano.com — http://www.Eft-Italia.Eu/ — http://www.MilanoGolf.It/ - http://www.CsrFormazione.it

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